AI DISTRATTI PACIFISTI

AI "DISTRATTI" PACIFISTI

11.12.2018

E' da un pezzo che la dirigenza internazionale ICAN va sostenendo in giro che la deterrenza nucleare è ormai solo un residuo fossile di una Guerra Fredda appartenente ai polverosi archivi della Storia.

Non si tratta solo delle recentissime dichiarazioni della giovane direttrice esecutiva di ICAN su "IO DONNA" del Corriere della Sera, alla vigilia di "Science for Peace", organizzata a Milano dalla Fondazione Umberto Veronesi. Ecco quanto, ad esempio, la stessa Beatrice Fihn ha detto al quotidiano "L'Avvenire" già il 10 novembre 2017.

"Gli ordigni nucleari sono obsoleti, vecchi, superati. Un rimasuglio scomodo e pericoloso di un'altra era, da riporre definitivamente in soffitta. (Bisogna quindi) fare da pungolo ai loro stessi possessori, gli Stati nucleari, perchè accettino una loro proibizione sul Modello del Trattato contro le mine antiuomo".

Per prima cosa sarebbe da osservare che riferirsi ad uno strumento rimasto per lo più sulla carta, cioè il Trattato antimine, non è affatto di buon auspicio sull'efficacia del nuovo TPAN.

A che serve infatti avere una proibizione delle armi nucleari di impatto puramente morale, senza obblighi stringenti a condizioni e a persorsi che portino alla loro effettiva eliminazione?

Ma il cuore della critica da svolgere è molto più profondo: si tratta della sottovalutazione di quanto la logica del sistema della potenza e della guerra caratterizzi ancora oggi le relazioni internazionali.

Una logica che viene esplicitata nei documenti ufficiali della NATO ad esempio senza equivoci e tentennamenti (vedi ultimo summit di Varsavia, lo scorso settembre). Parlare di opposizioni ad armi "inutili" rischia di smobilitare proprio quella opinione pubblica che si vorrebbe chiamare all'attivismo per convincere i governanti a ratificare il Trattato di Proibizione delle Armi Nucleari (adottato in una Conferenza ONU il 7 luglio 2017): attualmente siamo solo a quota 19 Stati ratificanti sui 50 che occorrerebbero per l'entrata in vigore, ben lontani dal ritmo dell'accordo di Parigi. Il processo di ratifica va avanti, insomma lentamente e questo succede mentre all'ONU ci si accipiglia con accanimento come non mai sulle varie risoluzioni in materia di disarmo; nel mondo si varano modernizzazioni con investimenti stratosferici negli armamenti nucleari (1.200 miliardi di dollari solo da parte USA); Trump denuncia i Trattati INF e gli euromissili vengono reinstallati (quelli per cui tanti attivisti a Comiso si fecero un bel pò di galera); si rompe da parte americana l'accordo con l'Iran, si boicotta la Zona denuclearizzata in Medio Oriente (e si teme che su questo argomento si impatanerà il prossimo incontro TNP, come già successo nel 2015).

Se si deve stare ai fatti nudi e crudi, e non alla narrazione edulcorata tipica da marketing di ONG "accreditata" ai balletti del Palazzo di Vetro, essere "ottimisti" alla maniera dei nostri scienziati Rubbia e Calogero acquista allora quota e purtroppo consistenza!

Vale a dire, secondo le nostre illustri teste d'uovo: arriveremo sicuramente al disarmo nucleare, ma solo dopo una piccola guerra locale che avrà fatto un miliardino "sopportabile" di vittime...

Le uniche buone notizie perciò non vengono oggi dalle assembelee ONU, ma paradossalmente arrivano invece dalla California, che, supportando il TPAN, si ribella a Trump trascinandosi dietro altri 16 Stati e chiama alla lotta contro l'intreccio tra minaccia nucleare e minaccia climatica; lo Stato USA però, proprio per problemi climatici, più che un posto da sogno sembra stia diventando da incubo, considerati gli incendi devastanti che lo rendono ampiamente inabitabile!