Storia dell'obiezione di coscienza in Italia

Le prime motivazioni dell'obiezione di coscienza al servizio militare sono in origine di carattere religioso. Con l'avvento dei cristianesimo questa forma di obiezione ha un notevole sviluppo. Infatti il cristiano rifiutava di prestare il servizio militare perché non poteva (e non può) in base ai suoi principi religiosi, usare violenza, e quindi le armi, contro altri individui: i cristiani non devono solo essere pacifici ("Beati i mansueti perché essi erediteranno la terra"), ma anche pacifisti ("Beati quelli che si adopereranno perla pace, perché essi saranno chiamati figli di Dio"). Con la compromissione della Chiesa nel potere temporale, la pratica dell'obiezione di coscienza al servizio militare si ridusse fino a scomparire quasi completamente; furono pochissimi i cristiani che rimasero fedeli alla linea. Recentemente la Chiesa cattolica ha mutato radicalmente il suo atteggiamento verso l'obiezione di coscienza, tornando a considerarla, come in origine, un dovere morale per il buon cristiano. Nel frattempo l'obiezione di coscienza al servizio militare viene riscoperta dalle chiese della riforma e praticato attivamente da alcune di queste (i Quaccheri, i Ducobori, i Mennoniti) che sono universalmente riconosciute come pacifiste. Importante e' anche la posizione dei Testimoni di Geova che, per motivi religiosi rifiutano non solo il servizio militare ma anche il servizio civile; su tale posizione, che viene definita obiezione totale, si trovano anche gli anarchici, che basano però il loro rifiuto su motivazioni politiche. L'obiezione totale è punita con la reclusione da due a quattro anni. I primi provvedimenti a favore degli obiettori di coscienza risalgono al 1500 in Olanda, poi in Prussia, Francia, Russia: si tratta di semplici provvedimenti amministrativi a favore degli appartenenti a determinate sette religiose. I primi veri riconoscimenti giuridici arrivano però solo nei primi anni del '900 nei paesi dei Nord Europa e riguardano inizialmente ancora motivazioni religiose. I casi più famosi in Italia Dopo il caso, rimasto a lungo sconosciuto, del Testimone di Geova Enrico Ceroni, il primo processo penale in Italia, di ampio risonanza fu quello a carico di Pietro Pinna, che si appellava ci principi della non-violenza. Svoltosi nel 1949 e conclusosi con la condanno del Pinna, determinò la prima presentazione di progetto di legge relativo al riconoscimento dell'obiezione di coscienza, (On. Colosso, Deputato socialista e l'On. Giordoni, Deputato democristiano). Nel 1950, con relativa condanna, il processo di Eveloine Santi, obiettore di matrice valdese. Gli anni '60 vedono i processi ai primi obiettori cattolici: Giuseppe Gozzini e Fabrizio Fabbrini e le forti prese di posizione di Padre Ernesto Balducci e di Don Lorenzo Milani in favore dell'obiezione di coscienza. Nel 1963 il Tribunale di Firenze assolve Balducci dall'accusa di apologia di reato, ma la Corte di Appello riforma la sentenza, condannando l'imputato. Febbraio 1965: nasce la famosa "Risposta di Don Milani ai cappellani militari" in seguito ad un comunicato emesso da un gruppo di cappellani della Toscana in cu l'obiezione di coscienza veniva definito insulto alla patria ed otto di viltà. Il relativo processo iniziato il 30/10/65 sì conclude con l'assoluzione di Don Milani e di Luca Pavolini, direttore di Rinascita che aveva pubblicato lo scritto. In appello, nel 1968, sono entrambi condannati per apologia di reato. In campo laico la diffusione dei pensiero non-violento trova uno dei più ferventi animatori in Aldo Capitini, maestro e ispiratore dei già citato P. Pinna. La legislazione italiana sull'obiezione di coscienza. In Italia la legalizzazione dell'obiezione di coscienza arriva soltanto nel 1972, nonostante il rifiuto del servizio militare sia una tradizione piuttosto radicata fin dall'unificazione e dalla conseguente introduzione della coscrizione obbligatoria: basti pensare all'alto numero dei processi celebrati davanti ai tribunali militari per renitenza alla leva per diserzione e per altri reati connessi ad esso dal 1861 alla prima guerra mondiale (oltre un milione). Anche durante il periodo fascista permane l'opposizione alla guerra, anche se da parte di poche persone isolate (don Sturzo, don Primo Mazzolari. Aldo Capitini, Giovanni Pioli). Il primo disegno di legge per il riconoscimento dell'obiezione fu presentato al Parlamento nel '49 dal socialista Calossi; nel '57 e nel '62 fu il socialista Basso ad assumere ancora questa iniziativa; negli anni successivi furono ancora socialisti e democristiani di sinistra a presentare altri disegni di legge tutti caduti dinanzi all'indifferenza della maggioranza parlamentare e all'ostilità del governo e delle gerarchie militari. Per un momento sembrò che la legge Pedini (1966) offrisse una soluzione permettendo una specie di servizio civile nel terzo mondo; ma la legge si rivelò ambigua e insufficiente e la sua applicazione ancora peggiore; una legge fatta per pochi privilegiati i quali potevano mettersi al servizio di ditte private, enti statali e religiosi interessati a impiegare personale poco pagato nei paesi sottosviluppati. A partire dal 1968 con la ripresa dell'antimilitarismo e l'incremento delle obiezioni, il problema trovò un eco crescente nel paese come dimostra la costituzione nel 1969 della Lega per il riconoscimento dell'obiezione di coscienza (cui aderirono numerosi gruppi e movimenti nonviolenti, organismi religiosi, le ACLI ed esponenti qualificati di partiti di sinistra e di centro) e nel parlamento, come dimostra la presentazione del disegno di legge Fracanzani, che accoglieva la maggior parte delle richieste degli obiettori. Nel 1970/71 gruppi di 6-7 persone fecero obiezioni collettive con motivazioni soprattutto politiche; l'esercito è rifiutato non solo per motivi morali e pacifisti: i giovani che lavorano in gruppi di sinistra e di base arrivano a rifiutare l'esercito come continuità del loro lavoro anticapitalistico. Sotto la spinta di questi gruppi e di tutti i movimenti pacifisti, radicali e nonviolenti il governo italiano approvò sotto il condizionamento delle gerarchie militari e delle forze di destra il disegno di legge Marcora invece di quello Fracanzani. Passò così la legge n. 772 il 15/12/72 che dava il diritto all'obiezione e al servizio civile sostitutivo per motivi morali, religiosi e filosofici. Nel corso degli anni, comunque, la "772" venne modificata in modo sostanziale da diverse sentenze della corte Costituzionale. Solo nel 1977 furono emanate, con Decreto del presidente della Repubblica (n.1139 del 28/11/77) le norme di attuazione della Legge 772.